L’ Archivio Ala custodisce la documentazione di cinquant’anni di attività (1964-2014) del gallerista Salvatore Ala. Uno spirito curioso e indipendente, che ha fatto delle sue gallerie dei laboratori in cui sosteneva appassionatamente gli artisti. L’ Archivio Ala è stato posto sotto tutela dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Lombardia per l’alto valore documentario e per l’importanza dell’interesse storico che riveste nell’ambito dell’arte contemporanea.

Salvatore Ala, mecenate e gallerista, fu fautore di un fecondo dialogo alla pari tra Europa e Stati Uniti che lo ha visto proporre in anticipo sui tempi molti artisti. Incontra l’arte nel 1964 tramite Lucio Fontana. Da qui inizia il suo progetto di lavoro di andare in giro per l’Italia a promuovere le opere dell’artista, muovendosi viene a contatto con altre realtà esistenti in quel periodo. Ad esempio a Milano in quegli anni viene a conoscenza del lavoro di Piero Manzoni e degli artisti come Mimmo Rotella; a Venezia, Emilio Vedova; a Roma, Alberto Burri e la nuova generazione.

Dall’Italia esce ed inizia a girare per l’Europa: Parigi, Francoforte, Londra, Amsterdam e qui incontra artisti come Gerhard Richter, Gilbert & George e Daniel Buren.

Negli anni Settanta l’obbiettivo diventa New York, dove inizia a comprare opere di Agnes Martin, Mark Rothko, Ellsworth Kelly, Ad Reinhardt, Robert Ryman, Frank Stella, Andy Warhol e Morris Louis che porta in Italia per farle conoscere ai collezionisti.

Nel 1974 nasce la Galleria Salvatore Ala a Milano con le prime mostre in Europa di Joel Shapiro e appena dopo la mostra di Agnes Martin; tra una e l’altra, si svolgono le serate di Robert Wilson e la sua equipe come anteprime in Italia. Intanto incomincia questo andirivieni Milano–New York e coglie l’attimo dell’inizio del fenomeno del Minimalismo e Concettualismo che germogliava in quel periodo,  collezionando opere di artisti tra cui Dan Flavin, Sol LeWitt, Robert Mangold, Laurence Weiner, Mel Bochner, Dorothea Rockburne, Richard Tuttle, Channa Horwitz, Dan Graham, Doug Wheeler, Eric Orr, Douglas Huebler e John Baldessari. Tutta la cultura Underground che comprendeva la musica, il teatro, la danza, la performance, il filmmaker (Yvonne Rainer, Simone Forti, Lucinda Childs, Laurie Anderson, Meredith Monk, Philip Glass, Terry Riley, Charlemagne Palestine). Contemporaneamente porta avanti un programma di Post-Minimalismo con Jene Highstein, Barbara Munger, Mary Miss, Joel Fisher, Susan Harris, Stephen Rosenthal, Richard Nonas e molti altri.

L’attività di intercalare le suddette discipline continua fino all’ ’80, quando tutte queste attività incominciano ad essere riconosciute dagli enti pubblici, come la performance di Robert Wilson alla Scala di Milano.

Nel 1975 nasce il rapporto con l’Arte Povera con la mostra di Michelangelo Pistoletto e di seguito negli anni: Alighiero Boetti, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Luciano Fabro, Giovanni Anselmo, Giuseppe Penone, Gilberto Zorio, Mario Merz, Marisa Merz e Pierpaolo Calzolari.

Nella seconda metà degli anni ’70 viene fatta la prima mostra di Wolfgang Laib, Gordon Matta-Clark, Rebecca Horn e Vito Acconci nella sede di Milano, la quale ospita anche la prima mostra in Italia di Anselm Kiefer (1981).

Nel 1979 si inaugura la Salvatore Ala Gallery a New York con la mostra di Jannis Kounellis e per la prima volta inizia il programma di interscambio tra artisti italiani e americani tra le due gallerie di Milano e New York.

Nei primi anni ’80 incomincia ad interessarsi alla giovane scultura inglese: Antony Gormley, Eric Bainbridge, Alison Wilding ed altri; a New York incomincia la collaborazione con Keith Haring e il così detto Graffitismo che porta alla realizzazione a Milano della prima mostra di gruppo (Keith Haring, Ronnie Cutrone, Kenny Scharf e James Brown) nel 1983, quindi alla prima mostra personale a Milano di Keith Haring nel 1984.

Nel 1995 chiude la seconda galleria aperta nel 1988 a SoHo, New York, sede di grandi mostre museali di rilievo internazionale come Field di Antony Gormley (con la quale vinse il Turner Prize a Londra nel 1994), Pino Pascali, Alberto Burri, Emilio Vedova, Vincenzo Agnetti, Carla Accardi, Leoncillo, Alighiero Boetti e la mostra collettiva di artisti internazionali del movimento Fluxus.

Dal 1997 Salvatore Ala torna ad essere protagonista nella scena artistica milanese con la Galleria Salvatore + Caroline Ala, nella sede di Via Monte di Pietà, la cui apertura viene inaugurata dalla prima delle sette mostre personali in questa sede dell’artista tedesco Günther Förg dal titolo Facciate nere, finestre bianche. Con la nascita dell’Unione Europea Salvatore Ala mette in pratica lo specchio di questa nuova realtà attraverso mostre di affermati ed emergenti artisti provenienti dall’arena europea: Christiane Löhr, Ralph Müller, Osmar Osten, Bärbel Schulte Kellinghaus, Martin Städeli e Kent Iwemyr. A queste si alternano riproposte storiche di Emilio Vedova, Mario Merz, Turi Simeti, Antony Gormley, Eric Bainbridge.

Nel 2011 si chiude l’attività espositiva e nasce l’Archivio Ala con l’intento di documentare il progetto coerente e propositivo di un gallerista di rilievo internazionale attraverso 50 anni di lavoro e ricerca. La Galleria Salvatore Ala ha sempre dato importanza all’archiviazione del materiale relativo alla propria attività ponendovi grande attenzione.

L’Archivio Ala conserva una raccolta di oltre 230 tra mostre e performances documentate mediante video, oltre 10.000 fotografie in bianco e nero e a colori, diapositive, immagini digitali, pubblicazioni, rassegne stampa, più di 20 metri lineari di materiale cartaceo tra corrispondenza con artisti nazionali ed internazionali, curatori ed istituzioni quali musei, biennali e fondazioni. Il materiale esistente riguarda il periodo tra il 1974 e il 2011 ed è messo a disposizione degli studiosi.

Parte di questo storico archivio privato è ora presentato anche on line per dare modo al pubblico e agli studiosi di conoscerlo, studiarlo e valorizzarlo. I ricercatori che desiderassero consultarlo sono invitati a contattare direttamente l’Archivio.

Foto di Tom Schierlitz